«Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione…»
La prima volta che mi sono trovato a tu per tu con il Cantico delle creature è stata in terza media: insieme all’Addio monti del Manzoni, all’Infinito di Leopardi e al Canto XXVI dell’Inferno di Dante -quello che parla di Ulisse- fu uno dei brani da imparare a memoria per l’esame orale.
Poi durante gli anni spesso l’ho “riletto a chiamata” soprattutto quando c’era da programmare un pellegrinaggio ad Assisi…
Oggi, invece, mi trovo a pensare al Cantico come filigrana preziosa per le riflessioni del Triduo Santo 2026: le parole scritte da Francesco circa ottocento anni fa saranno compagne di viaggio sicure per comprendere più profondamente i gesti la Pasqua di Gesù per almeno tre motivi.
- Il Maestro si fidava ciecamente di Francesco tanto da chiedergli di “riparare la Sua casa”.
- Il Santo fu immagine perfetta di Cristo “certificata” dal dono delle stimmate.
- Infine, l’umile Frate non ha mai letto questa Sua condizione di santità come privilegio; al contrario, ha sempre chiesto che tutti fossero con Lui in Paradiso insieme a Cristo.
“Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione” saranno, quindi, le parole che ci accompagnano al Cenacolo, al Getzemani per concludere al palazzo di Caifa.
“Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”: coglieremo la preziosità del dono del costato di Cristo.
“Laudato sie, mi’ Signore spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui; et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione”: il mattino di Pasqua Gesù è il sole della storia!
Però ora torniamo al nostro cammino di Quaresima: “L’immagine di Cristo crocifisso, dal dipinto gli parla, movendo le labbra. «Francesco, – gli dice chiamandolo per nome – va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina». Francesco subito si dispone ad obbedire e si concentra tutto su questo invito».
E noi con Lui!
don Stefano